Il problema di cui vogliamo occuparci è, sostanzialmente, il problema inverso della derivazione: data una funzione f, trovare, se esiste, un'altra funzione F, la cui derivata sia uguale alla funzione f data: la funzione F sarà chiamata primitiva della funzione f. Come spesso succede per i problemi "inversi", anche questo è un problema tecnicamente molto complesso: le strategie che considereremo non permettono di risolverlo se non in un limitatissimo numero di casi. Per contro, da un punto di vista teorico il problema è abbastanza semplice e si può compendiare nella seguente
Sia
, una funzione definita in un intervallo I di R. Una funzione
derivabile
si
dice una primitiva
di f se, per ogni x di I si ha F'(x)=f(x).
Sono in uso diverse notazioni per indicare le primitive di una funzione f. Le
più comuni sono quelle che utilizzano il simbolo di integrale:
, oppure
, o ancora (e questa è
in assoluto la più frequente)
. Precisamente si pone
.
Si noti come i simboli indicati rappresentino un insieme di funzioni e non una singola funzione.
Per esempio si ha:
. La scrittura
si legge: integrale indefinito di f(x) in
dx. La funzione f si chiama anche funzione
integranda.
La notazione
è quella che ha avuto più fortuna, in quanto particolarmente utile nel cambiamento di
variabile o quando si considerano funzioni di più variabili. Si deve però ricordare
che il simbolo dx non è un differenziale: esso ha sostanzialmente la funzione di un
delimitatore finale del simbolo (una specie di parentesi chiusa).
Tutte le notazioni che usano il simbolo di integrale,
, hanno poi lo svantaggio di favorire la erronea
identificazione di due concetti, quello di primitiva e quello di integrale "definito",
sostanzialmente diversi, anche se collegati dal cosiddetto Teorema fondamentale del
calcolo.
In ogni caso la consuetudine vince, e anche noi ci atterremo a queste notazioni, segnalando che preferiamo quelle che non usano il dx. C'è poi un motivo non secondario che fa preferire questo tipo di notazione ad altri: suo padre è nientemeno che Leibniz e riteniamo giusto dare il doveroso tributo di riconoscenza ad uno dei fondatori del calcolo infinitesimale, anche mantenendo le notazioni da lui proposte.